L’iconoclasta

L’odierno iconoclasta non prova orrore per le immagini, né serba nei loro confronti disprezzo.

L’odierno iconoclasta incentra i suoi sforzi non solamente sull’immagine, ma su ogni cosa sia rappresentazione.

L’iconoclasta riconosce in essa un ricco potenziale però rapido nell’irretirsi e nell’esaurirsi. Denuncia la rappresentazione, ma al tempo stesso tende a lei la mano.

L’iconoclasta desidera liberare le dimensioni entro cui il pensiero rappresentativo rimane imbrigliato, per trasformare dal basso il pensiero, per regalare ad esso la forza creativa del rappresentare.

L’iconoclasta non rifiuta di parlare il linguaggio delle immagini, desidera riscoprire la potenza delle loro significazioni.

Col suo sforzo, dunque, l’iconoclasta si fa carico della maledizione dell’immagine: della fissità della sua impressione; non si tratta infatti di una fissità meramente fisica, ma di ciò che dell’immagine ci rimane, del carattere che essa imprime, dello schema capace di installare.

 

Riuscirà questo blog a rispettare le premesse dell’iconoclasta perfetto?

Chiaramente no. Staremo comunque a vedere e qualora lo desiderassi lo scopriremo insieme.

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