D&D (Dungeons and Dragons) – Sogno di Fabiana.

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Non so se questo sogno sia abbastanza particolare per lei, ma in me ha destato una certa curiosità e anche un certo timore al mio risveglio. Sarei curiosa di saperne il significato.
L’ho fatto qualche giorno fa, quindi non ricordo tutti i particolari, ma cercherò di fare del mio meglio:
mi trovo nel soggiorno della casa di mia nonna: un tavolo in legno spazioso al centro, qualche altro mobile tipo credenza sulla sinistra. Non sono sola; con me ci sono degli amici (amici anche nella vita reale) che stanno scrivendo e facendo calcoli su dei fogli; vicino a loro vedo dei piccoli foglietti di forma rettangolare con una minuscola immagine di colore rosso e nero (non so di che immagine si tratti) sulla sinistra, accompagnata da alcune scritte. “Questo cos’è?” chiedo, indicandone uno. “Ti serve per conoscere i mostri che possono vederti.” risponde uno, alzando il volto dal foglio. A questo punto mi rendo conto di essere all’interno di un’avventura del gioco di ruolo “Dungeons & Dragons”, e io e i miei amici siamo gli avventurieri. Appena sento la risposta alla mia domanda, la scena cambia e vedo una specie di mappa stilizzata di una “stanza” (non saprei in che altro modo definirla), divisa in quadrati, tipo grafica di un vecchio videogioco; con dei segmenti che dovrebbero indicare il raggio visivo delle creature mi viene mostrato come alcune di esse possono vedermi anche da una certa distanza, o oltrepassando degli ostacoli. Torno poi di nuovo nel soggiorno, dove un altro ragazzo mi chiama e mi chiede di andare con lui. Oltrepassiamo una porta, che normalmente in casa di mia nonna dovrebbe essere la dispensa, e ci ritroviamo in una camera da letto: un letto matrimoniale al centro con lo schienale appoggiato al muro, una plafoniera sul soffitto, degli armadi sugli altri lati della stanza. Chiudiamo la porta dietro di noi. Ci sono altre persone nella stanza; stanno proiettando su un telo bianco un grande foglio riportante le scritte e i calcoli che i due amici del soggiorno avevano fatto in precedenza. All’inizio le scritte non sono comprensibili, ma poi dietro di loro viene messo uno sfondo blu, e allora tutto diventa più chiaro. Mi siedo sul materasso ai piedi del letto, centrale. Mentre osservo davanti a me e cerco di capire cosa c’è scritto, vedo una goccia cadere ai miei piedi; ne seguono altre; guardo in alto e vedo che la plafoniera si sta sciogliendo. Davanti a me sul pavimento si forma pian piano un vortice. Un ragazzo che riconosco come un vecchio amico dell’università si dirige verso la porta in cerca di aiuto e la apre, ma dietro quella c’è un portone di legno danneggiato; guardando attraverso dei buchi, capiamo che la stanza che c’è dall’altra parte non è il soggiorno che abbiamo abbandonato pochi minuti prima. Quando ci voltiamo nuovamente verso il vortice, questo è stato sostituito da delle statuine di gnomi e altri piccoli ometti, che cominciano a correre per la camera. Il nostro primo istinto è quello di distruggerli. Cominciamo allora a correre per la stanza e tentiamo di calpestarli. Sento qualcuno urlare qualcosa del tipo “La bambola è per lei” (il “lei” indicava un’altra ragazza lì presente), ma non ricordo le esatte parole. Nella confusione cado a terra e davanti a me vedo un vaso a forma di parallelepipedo con gli spigoli smussati, riempito di terra e da cui viene fuori diagonalmente una piccola accetta o ascia. La prendo in mano e la uso per distruggere le statuine. Per colpire la prima, ci vogliono un paio di tentativi, i primi dei quali vanno a vuoto. Poi mi dirigo a uccidere la seconda, che era scappata verso un angolo della stanza, vicino ad un alto armadio in legno scuro.
Questa è l’ultima immagine che ricordo.
 

[Ciao! si tratta di un sogno complesso – ben raccontato poi -, ma voglio comunque interpretarlo ;-).

Immagino che tu giochi a D&D da tavolo, ti chiedo: ti è mai capitata la sensazione di sentirti come troppo “svagata” da quelle avventure, oppure che il ritorno alla realtà fosse un pochino “faticoso”?

Se la risposta è negativa, può essere che la domanda non sia stata formulata correttamente, allora ti chiederei, se ti va, di raccontarmi il tuo rapporto col gioco o col mondo fantasy in generale, anche in due parole.

Nel frattempo se sono sorti elementi comunicali pure!]

 

Ho cominciato da poco a giocare a D&D con un gruppo di amici: nulla di complicato, niente tabellone, niente statuine o cose del genere; solo un dungeon master che si immagina un’avventura e noi che a parole, con l’aiuto di una mappa e col tiro di qualche dado cerchiamo di risolverla. Essendo principianti, non abbiamo ancora sperimentato nulla di troppo laborioso e le avventure sono ancora piuttosto semplici e i nostri personaggi privi di un vero e proprio spessore. Quindi, posso dire che le sessioni di gioco sono un momento in cui lasciarmi parzialmente andare (anche se non sempre sono io stessa a decidere cosa far fare al mio personaggio; a volte sono scelte di gruppo) e dare qualche suggerimento. Nel complesso direi che sì, durante quelle ore mi ritiro in un altro mondo e poi quando torno a casa mi sembra tutto piatto e triste, quasi soffocante.
Il mio rapporto con il fantasy in generale non è molto sviluppato, a parte una mia profonda passione per Il Signore degli Anelli e una conoscenza abbastanza chiara di Harry Potter. Altri libri o film fantasy solitamente non mi entusiasmano.

 

 

  •  Interpretazione:

Grazie mille per il sogno, effettivamente offre degli spunti interessanti.

È sin troppo facile riscontrare un tuo coinvolgimento nelle avventure suscitate dal gioco, tant’è che nel sogno giungi a farne parte. Eppure qui la questione non si dà in maniera così semplice: la tua descrizione intorno al modo in cui entri nel gioco, oltre ad essere davvero lucida, ci rivela che tu al tempo stesso ne osservi le pure dinamiche (la visuale dei “nemici” in quadratini di gioco), cioè a dire ne sei in qualche modo già fuori. Non vi è quindi una immersione nel contenuto fantastico, almeno in questa parte e stando a quanto mi comunichi. Anche l’individuazione del puro elemento del nemico la interpreto in questo senso: i nemici sono il cuore del gioco, principalmente grazie a questi il personaggio evolve; tutto il resto è un puro abbellimento.

A questo punto cambia scena e stanza, la conversione della dispensa in una camera da letto può voler dire che il pensiero intorno un anfratto della casa poco esposto ai raggi della coscienza desta, ossia poco vissuto in generale (non è il soggiorno o la camera o il bagno o la cucina, per intenderci), favorisce il sorgere di fantasie, proprio per via del suo carattere umbratile. Nella stanza è presente un letto matrimoniale, un tuo amico ti invita praticamente a chiuderti dentro con lui. La fantasia qui non è sessuale, niente di così superficiale, probabilmente chi si cela dietro quel personaggio oppure un tuo amico di avventure sotto sotto ti piacerebbe come compagno. Il fatto che la stanza sia in realtà popolata rivela come tu concepisci lo stare assieme in una relazione pur esclusiva: mantenendo comunque i rapporti anche al di là di questa e senza rinunciare alla compagnia del amici.

Nella stanza da letto non accade nulla di “disdicevole”, vi è un momento di ripasso anche qui collettivo: la proiezione sul telo vuol rimarcare ciò. Il fatto che inizialmente non riesci a capire le scritte sul telo può voler semplicemente dire che inizialmente hai avuto difficoltà con le regole del gioco, che in molti sanno essere ben dettagliate, ma non per una questione di intelligenza, proprio per la fatica ad entrare in un altro mondo.

Nel momento in cui stai entrando nell’ottica di comprenderle ecco accadere il fattaccio del sogno: Il mondo identificato al momento come “reale” dà segni di cedimento – lo sciogliersi della plafoniera e l’apparizione del vortice. Si manifesta dunque un vortice dal “basso”, che non risucchia te o il tuo amico, bensì destabilizza l’ambiente, ma neppure troppo a lungo. Destabilizza e isola l’ambiente: viene perciò momentaneamente inibito il contatto col senso esterno. Cosa consente in generale ciò? Una comunicazione con l’interiorità più significativa, che però in presenza di contraddizioni vissute e non colte appieno può favorire il sorgere di contenuti scomodi in una forma che immediatamente si fatica ad accettare – tu li “accétti” in altro modo (ironia facile facile). Il vortice e lo sciogliersi di elementi percepiti come reali nel sogno simboleggiano un momentaneo abbassamento del livello mentale, che si effettua quando sei entrata nelle dinamiche del gioco; stato di cui percepisci la negatività, la passività, allorquando “rientri in superficie”. La tua risposta alla mia domanda aggiuntiva supporta questa tesi. Anche qui con grande lucidità e sincerità ammetti che il ritorno alla realtà quotidiana dopo aver giocato è “soffocante”, “triste”, perde in profondità. Questo stato favorisce il sorgere di elementi nevrotici – gli gnometti – dall’inconscio. Gli gnometti hanno un involucro davvero poco reale, sono statuite, pur essendo mobili. Ciò toglie spessore a quanto possano rappresentare, diciamo che con tali forma li identifichi automaticamente come un qualcosa di non reale, illusioni.

Sommato a quanto si diceva all’inizio, sembra quasi che ciò che nevrotizza non sia tanto il mondo fantasioso in generale, ma partecipare a realtà inferiori dotate di regole autonome. Una nevrosi assolutamente normale tra l’altro, che può nascere giusto in chi ha un senso della realtà sviluppato.

Colgo l’occasione di specificare che quando parlo di nevrosi intendo in verità una specie di dono – seppur piuttosto antipatico. Un dono molto munifico qualora queste vengano superate. Così le intendeva anche Jung. Rimanendo in tema fantasy, il drago che viene ucciso rilascia sempre un qualche potere incredibile o ricchezze imponderabili.

La frase “la bambola è per lei” – rivolta però non a te – può voler dire qualcosa? Gli gnometti rivelano un contenuto sotterraneo, inconscio, che in certe occasioni pare addirittura ordire contro un offuscamento generale della coscienza: esso dunque offre un futile giocattolo, un gingillo e niente più; proprio così da una parte tu vedi D&D come una distrazione assai priva di un significato degno, senza un vero scopo, una sostanziale perdita di tempo, che però al contempo lo addolcisce. Forse te ne sei resa conto osservando qualcuno/a con cui giochi, gli effetti che hanno su questo/a; è comunque una sensazione che probabilmente riscontri in te stessa. Si è parlato qui del lato negativo del dono, diverso dunque da quanto si diceva sopra.

Devi forse rinunciare a giocare? Certo che no. Cos’altro evidenziare rispetto alle contraddizioni in atto nel momento in cui giochi? Il punto è che terminato il gioco dovresti sentirti più forte, potenziata, non il contrario. Ognuno ha un modo suo, trova il tuo.

Magari puoi accostare a questo tuo senso di realtà un parallelo senso di verità, ossia cerca di capire cosa si cela dietro rappresentazioni di quel tipo. Si potrebbe fare un bel discorso sul mondo delle rappresentazioni fantasy, di come il loro contenuto eviscerato non vada necessariamente considerato falso, di come esse tramite gli eroi e i “nemici” siano rappresentazioni generali della necessità di affrontare ostacoli ben più reali e alfine addirittura di nevrosi decisive per la ricerca di se stessi.

Oppure puoi far leva sul concetto di compagnia e di collettività, che è molto presente nel tuo sogno. Però qui mi mancano i necessari riferimenti e rimando il tutto alla tua intelligenza.

2 Di risposte to “D&D (Dungeons and Dragons) – Sogno di Fabiana.

  • Gran parte di ciò che ha detto è vero; ed è già molto, considerando che è stato capace di estrapolare tutte queste informazioni da un singolo sogno. E’ davvero affascinante.
    Riguardo la conclusione del suo discorso, ovvio che continuerò a giocare. Che poi io riesca anche a trovare un modo per rendere il ritorno alla realtà meno traumatico, quello sarà un bel problema e una vera sfida. Ma chissà, magari Morfeo mi porterà consiglio.
    Grazie mille per l’interpretazione.

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