Eraclito – frammento 114

Lo abbiamo evocato nel commento al frammento 2, saltiamo quindi direttamente al frammento 114, chiave per capire l’utilizzo del termine eracliteo xunos.

ξὺν νόῳ λέγοντας ἰσχυρίζεσθαι χρὴ τῷ ξυνῷ πάντων, ὅκωσπερ νόμῳ πόλις, καὶ πολὺ ἰσχυροτέρως· τρέφονται γὰρ πάντες οἱ ἀνθρώπειοι νόμοι ὑπὸ ἑνὸς τοῦ θείου· κρατεῖ γὰρ τοσοῦτον ὁκόσον ἐθέλει καὶ ἐξαρκεῖ πᾶσι καὶ περιγίνεται.

1)

Quelli che parlano con mente convien che prevalgano con essa che è comune a tutti, come lo stato con la legge, e anche più. Poiché tutte le leggi umane sono alimentate dall’unica legge divina; governa infatti essa quanto vuole, e basta a tutto, e avanza (trionfa).

 G. Gentile, Storia della filosofia. Dalle origini a Platone, pp. 51-59.

2)

È  necessario che coloro che parlano adoperando la mente si basino cu ciò che è comune a tutti, come la città sulla legge, ed in modo ancora più saldo. Tutte le leggi umane infatti traggono alimento dall’unica legge divina: giacché essa domina tanto quanto vuole e basta per tutte le cose e ne avanza per di più.

(A cura di) G. Giannantoni, I presocratici. Testimonianze e frammenti, Laterza, Bari 1969, p. 219.

 3)

Quando uno vuol parlare con intelligenza (xun nooi) deve farsi forte basandosi su ciò che è comune a tutti (xunoi) come la città sulla legge, e in modo anche più forte. Infatti tutte le leggi umane si nutrono della sola legge divina, perché la legge divina domina nella misura in cui vuole, basta per tutte le cose e ha prevalenza su di esse.

(A cura di) G. Reale, I presocratici, Bompiani, Milano 2006, p. 367.

 4)

Chi parla con senno (xun nooi) è necessario che riponga la sua forza in ciò che accomuna il senso (xunoi), proprio come lo stato fa con la legge e in maniera più risoluta ancora. Le leggi umane infatti si sostengono grazie all’unica legge divina: per essa non v’è differenza tra ‘governare’ e ‘disporre secondo volontà’ – la sua volontà è legge; è garanzia per ogni legge e al tempo stesso eccede loro.  

Traduzione mia.

 

  • Commento alle traduzioni:

“Xun nooi” (ionico per sun noo), ‘con senno’ (nous): così comincia il frammento. Subito dopo troviamo l’aggettivo xunoi (dativo ionico di xunos ‘comune’). Ecco allora che grazie a questo frammento siamo in grado di risalire al tentativo paraetimologico di Eraclito di far derivare, o comunque semplicemente di intendere, l’aggettivo ‘comune’ come ciò in cui è già implicato il senso comune illuminato dalla ragione. Ciò è riconosciuto universalmente nelle traduzioni di Eraclito, quindi su questo punto non si danno controversie.

Passiamo così ad un altro punto. Il mettere in ballo la legge non è un semplice creare una pietra di paragone, ciò lo si desume dalla seconda parte del frammento, ma anche da altrove – come vedremo. Il tema “legge” è meno ricorrente di altri in Eraclito, però è sentito, sebbene certo non da un punto di vista legislativo – almeno così sembra (ricordo che a quel tempo un filosofo poteva benissimo essere il legislatore di una polis).

Eraclito crede nel paragone che fornisce, lo trova particolarmente calzante e non a caso utilizza termini derivati da iscuros (forte) ben due volte. V’è infatti un doppio livello di significato nel paragone delle relazioni singolo-senso comune e stato-legge: (1) il basarsi su ciò che permette un ordine condivisibile e (2) il farlo con forza in sé. Chi fa parlare al posto suo la ragione deve far in modo di farla prevalere, così come lo stato è legittimato a colpire secondo legge. Ciò è in linea con il pensiero aristocratico di Eraclito; sempre che la legge rispecchi l’ideale di comunità e bene comune, ma riguardo a ciò per Eraclito non esistono dubbi: le leggi – non solo dunque la legalità come principio – discendono dall’unica legge divina ed addirittura “si nutrono” di quella. In questo punto ho voluto tradurre trefontai (si nutrono) con “si sostengono”, qualora volessimo mantenere la connotazione, pur esistente, del verbo, mi piacerebbe di più: “traggono linfa”.

La seconda parte del frammento è dominata dalla relazione simmetrica e gerarchica tra l’unica legge divina e le particolari leggi umane. Perciò non ha senso rendere indeterminato il riferimento grammaticale espresso in pasi (tutto/tutte le cose): pasi va riferito alle singole leggi di cui sopra; ciò fortunatamente è stato inteso in una recente traduzione italiana (Fronterotta, 2013). Va detto che la traduzione della seconda parte del frammento è davvero complicata, ma almeno il riferimento doveva essere inquadrato e ciò non è stato fatto in nessuna delle tre traduzioni edite prese a confronto. 

Qui ho reso intelligibile il senso grazie a più perifrasi, tra cui l’inciso, in cui viene ripetuto con più forza quanto detto da Eraclito immediatamente prima. La traduzione letterale dopo i due punti testuali sarebbe la seguente: “governa tanto quanto vuole e preserva/è garante/basta e trascende/sopravvive/avanza”. “Governa tanto quanto vuole” vuol dire semplicemente: il potere di governare da parte dell’unica legge è uguale al suo potere di disporre secondo volontà.

Subito dopo vi sono altri due verbi connessi tra loro, piuttosto oscuri: exarkeo (col kappa, non col chi), letteralmente “basto”; perighinomai, “avanzo”. Tra i due verbi (da riferire a pasi, cioè: ‘tutte le leggi‘ al posto del goffo ‘tutte le cose‘) v’è una conseguenza logico-grammaticale, tanto che Gentile e Giannantoni riportano tale e quale l’evidente nesso logico, secondo disposizioni dettate però unicamente dal dizionario. Probabilmente Reale capisce che tradurre in quel modo ha del grottesco, però si limita a cambiare il senso di perighinetai con un altro suo significato. Abbiamo già premesso che in questo punto la traduzione è davvero priva di scontatezza, sarebbe comunque bastato dare uno sguardo al verbo arkeo, da cui ex-arkeo deriva. Arkeo vuol dire anche “preservo”, “aiuto”, “sostengo”: ecco allora che ho trovato il modo di intendere la ‘legge divina’ come ciò che dà garanzia circa la bontà delle leggi umane, perché in fondo proprio di questo si sta parlando, del rapporto tra legge (divina) e leggi (umane), della validità di quelle alla luce della loro vitale e spirituale dipendenza rispetto “all’unica legge”. Anche ciò è stato inteso da Fronterotta recentemente, solo che le nostre traduzioni in questo punto non combaciano.

Infine Perighinetai, l’altro degli ultimi due verbi, l’ho reso con “eccede”; osando si sarebbe potuto tradurre: “trascende”. Scomponendo il termine abbiamo: peri ‘intorno’ e ginomai/gignomai ‘divento’, di qui il significato di “avanzo”, “sono residuo”; in questo caso quindi nel verbo è detto qualcosa come “non si riduce a”, “straborda”. Infatti anche così il nesso logico-grammaticale non andrebbe perduto, perché che la legge “basti” e “avanzi“, riferito alle singole leggi umane, vuol dire semplicemente: ‘quell’unica legge divina’ “supporta” le particolari leggi istituite, nel senso che custodisce il legame di dipendenza nei riguardi di sé, dell’autentica legge e al tempo stesso dunque non si esaurisce a quelle, le eccede, appunto.

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