Eraclito – frammento 115

ψυχῆς ἐστι λόγος ἑωυτὸν αὔξων

1)

Dell’anima è il logo che accresce se stesso.

G. Gentile, Storia della filosofia. Dalle origini a Platone, pp. 51-59.

2)

È proprio dell’anima un logos che accresce se stesso.

(A cura di) G. Giannantoni, I presocratici. Testimonianze e frammenti, Laterza, Bari 1969, p. 219.

3)

C’è un logos dell’anima che accresce se stesso.

(A cura di) G. Reale, I presocratici, Bompiani, Milano 2006, p. 367.

4)

C’è un elemento razionale raccordatore (logos) nella psiche, il quale è capace di autosviluppo.

Traduzione mia.

  •  Commento:

Una ipotesi recente (Fronterotta, 2013) ritiene il frammento non originale, in quanto il logos per Eraclito sarebbe costante e non prevederebbe evoluzioni o cambiamenti di stato.

C’è altresì da indagare il rapporto tra il logos e la psiche, ossia c’è da considerare se il logos individuale abbia o meno una sorta di “vita propria”. Dal canto nostro possiamo però dire che la relazione tra psiche e logos la troviamo già in un altro frammento – il 45 – che è riportato da un differente autore (da Diogene Laerzio, mentre il 115 – così come gli importanti 113 e 114 – da Stobeo); oltretutto l’unità degli opposti, la cui stringente necessità altri non è che il logos stesso, è pur sempre una unità “conflittuale”, dialettica, non fissa. Per questi motivi non mi sento di escludere la paternità di Eraclito per quanto riguarda questo frammento.

Nel tradurre logos qui mi baso su quanto esposto nel commento del frammento precedente (fr. 45), a cui rimando. La premura della perifrasi consiste dunque nel rendere logos in sé (“elemento razionale”) e in più nel suo rapporto con psyche (“raccordatore”).

2 Di risposte to “Eraclito – frammento 115

  • A mio parere, non ci sono elementi sufficienti per espungere il frammento in questione 22 B 115 D-K dal novero di quelli “eraclitei”, su suggerimento di Hense – che ritiene che il frammento sia di Socrate (?) – raccolto da Diano e da Serra (in Eraclito, Frammenti e testimonianze, 1993, p. 103 n. 1), in quanto “privo di senso” nell’orizzonte del logos eracliteo. Il problema o aporia può essere dato/a solo dalla presenza di traduzioni o significati contraddittori (autoescludentesi), non da interpretazioni compossibili o semplici varianti linguistiche. Il logos che sempre è non è detto che debba essere immutabile (come l’essere parmenideo), inteso come privo di tensioni espressive (Colli) nella sua “vastità”. Non compare nemmeno fra quelli presi in considerazione da Heidegger e Fink nei seminari di Friburgo del semestre invernale del 1967 (cfr iidem, Dialogo intorno a Eraclito, Colyseum, 1992). Si maiores non excipiunt, cur ego sine causa excipere debeo? (mia variazione su un motto giuridico).

    • Grazie molte per il commento, davvero degno di nota! Per quanto scrive siamo d’accordo, soprattutto nel punto in cui cita Giorgio Colli. Non c’è motivo infatti di ritenere il logos imperturbabile (neppure rifacendosi al frammento 1, a cui rimando); in aggiunta a quanto già detto si può sottolineare come esso – per il filosofo – abbia pur sempre una natura ignea.
      Inoltre grazie ancora per la segnalazione della mancanza heideggeriana in tal punto. Averne cento di questi commenti!

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.

Licenza Creative Commons
I contenuti di questo sito sono distribuiti con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.