Eraclito – frammento 72

Questo frammento è importante perché contribuisce a chiarire alcuni punti del primo frammento.

ᾧ μάλιστα διηνεκῶς ὁμιλοῦσι λόγῳ, τῷ τά ὅλα διοικοῦντι, τούτῳ διαφέρονται, καὶ οἷς καθ᾽ ἡμέρην ἐγκυροῦσι, ταῦτα αὐτοῖς ξένα φαίνεται.

1)

Dalla ragione con cui più di continuo hanno consuetudine, quella che regge il tutto, da essa s’estraniano, e quelle cose in cui tutto dì s’imbattono, esse paiono a loro straniere.

G. Gentile, Storia della filosofia. Dalle origini a Platone, pp. 51-59.

2)

Da questo logos, con il quale soprattutto continuamente sono in rapporto e che governa tutte le cose, essi discordano e le cose in cui ogni giorno si imbattono essi le considerano estranee.

(A cura di) G. Giannantoni, I presocratici. Testimonianze e frammenti, Laterza, Bari 1969, p. 212.

3)

Non sono in accordo con la ragione (logos) che governa tutte le cose e con cui [non] [1] hanno costante rapporto, e ciò che essi incontrano ogni giorno risulta a loro estraneo.

(A cura di) G. Reale, I presocratici, Bompiani, Milano 2006, p. 359.

4)

Costoro risultano dissociati proprio da ciò con cui hanno consuetudine più di continuo <, dal logos che amministra il tutto nella sua interezza>[2]; e ciò in cui nella quotidianità si imbattono pare a loro estraneo.

Traduzione mia.

  •  Commento alle traduzioni:

Questo frammento avvalora di fatto la nostra traduzione del primo frammento: (1) il logos che accompagna ininterrottamente (dienekos) gli intelletti e l’esperienza; (2) il fatto che gli uomini comuni non facciano esperienza di ciò su cui ogni giorno “sbattono la testa”, cioè non riescono a risalire alla struttura generale di ciò che eventi quotidiani mostrano loro, che poi è identica a quella che struttura il loro stesso esserci (il logos è infatti inteso sia a livello cosmico che a livello particolare, in quanto ragione individuale). Infatti nel primo frammento, in base alle traduzioni, non si riesce bene a capire se sono gli uomini comuni ad imbattersi nei discorsi razionali di Eraclito o se viceversa quelli stessi sono coloro che tentano di lanciarsi in ardite argomentazioni sulla realtà delle cose. In realtà abbiamo già spiegato nella sede opportuna la funzione del verbo peirao nel primo frammento, chiave per sciogliere la questione. Grazie a questo frammento ed ad un altro ancora (Cfr. fr. 34) non dovremmo dunque avere più dubbi: sono gli uomini comuni (“costoro”) che non hanno esperienza riflessiva di quanto invece dovrebbero avere, dato che i contenuti esperienziali comuni a tutti gli uomini portano all’autoevidenza il fatto che è il logos, la ragione, a strutturare gli stessi modi di stare al mondo delle menti umane.

Da evidenziare come Reale nella prima e seconda edizione della sua traduzione dimostri di cadere su questo punto forzando addirittura la traduzione, aggiungendo di sua sponte una negazione che capovolge tutto il senso («…e con cui non hanno un costante rapporto…»). Salvo poi correggersi nella terza, dove la negazione viene eliminata. 

Per il resto secondo gli studiosi vi sono dei dubbi riguardo l’originalità di due frasi: quella stessa che ho messo tra parentesi uncinate e l’ultima; si sospetta infatti che siano degli incisi di chi riporta il frammento, ossia dell’imperatore “filosofo” Marco Aurelio. Non c’è dubbio però sul fatto che Eraclito si stia riferendo proprio al logos.

Argomento a parte la resa del verbo omilousi (“hanno consuetudine”, “hanno rapporto”, nelle traduzioni presenti). Per la traduzione abbiamo preso in considerazione tanti equivalenti: mi piace abbastanza la traduzione ‘hanno rapporto’, che però indica troppo distacco; un livello di lettura di ciò che Eraclito vuole dire infatti è: “gli x sono discostati da ciò con cui in verità non sono distaccati”. Ho preso dunque in considerazione ‘hanno confidenza’, ma il fatto è che agli uomini manca proprio questa, nei confronti appunto di ciò con cui hanno più consuetudine, ossia ciò che fa parte del loro ‘solito’ – che però non rientra nell’ottica della mera abitudine. ‘Aver frequentazione’ anche mi pare inadeguato, così come ‘convivono’; ho provato anche con “ciò che accompagna”, ma forzava un po’ troppo. Altro tentativo l’ho fatto con: ‘hanno intimità’.

I due avverbi insieme, malista dienekos, vengono resi bene con ‘più di continuo’, infatti la traduzione di Giannantoni, che tenta diversamente, risulta davvero poco elegante (“soprattutto continuamente”); mentre Reale opta per eliminare (operazione condivisibile) malista. Questo per dire che avrei voluto rendere il senso ‘ininterrottamente’ per dienekos.


[1] I e II edizione.

[2] probabile inciso di Marco Aurelio.

 

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.

Licenza Creative Commons
I contenuti di questo sito sono distribuiti con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.