Il serpente come simbolo presso gli egizi. [3/4] Mehen, il serpente protettore

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La doppiezza del serpente come simbolo è visibile persino nel duplice ruolo che questo detiene durante il tragitto notturno di Ra: infatti mentre Apophis minaccia il dio, quest’ultimo è a sua volta protetto da un altro serpente, Mehen ‘l’attorcigliato’, raffigurato sovente inarcantesi sul protetto, quasi volesse creare un campo di forza che respinge le avversità. È possibile che tale serpente sia una forma dell’Ureo, ciò che cinge l’Occhio di Ra, nonché il serpente regale posto sulla fronte della doppia corona, in quanto la letteratura religiosa conferisce a quest’ultimo il potere di abbattere e bruciare i nemici del dio e del faraone. Interessante notare, indipendentemente da questa ipotetica assimilazione, che talvolta l’Occhio di Ra, lo stesso Ureo, viene considerato l’aspetto femminile di Ra, Rat, ossia la sua Akh ‘Entità[1] luminosa efficace’[2]; ciò fu possibile in virtù dell’identità dell’Ureo con una divinità regale femminile: l’antica dea serpente Uadjet patrona del Basso Egitto.

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[1] Entità in quanto principio astratto dell’ente.

[2] Dal Grande inno di Amon, settima stanza. Il termine ‘efficace’ rende uno dei due significati del termine Akh ‘essere utile’, l’altro è ‘essere luminoso’ per l’appunto; tale capacità la si può intendere come potenza effettuale o attuale.

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