Sogno di Cristina

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Ero in Giappone per aiutare la mia amica che mi aveva chiesto di ripararle una tenda, in cambio mi offriva uno spettacolo di maschere giapponesi e musica.

sono andata a trovarla, la sua casa era un condominio di amici in realtà già conosciuti che si erano tutti trasferiti, tra cui Davide, un architetto da me considerato molto brillante e seducente, che non riusciva a lasciare la fidanzata e ci ha ammorbato coi suoi problemi chiedendoci aiuto (dovevamo invitarlo ad uscire, così sfuggiva gli incontri con la sua ragazza).

In realtà abbracciava e palpava la mia amica e io, un po’ stupita, l’ho considerato un vero idiota, nonostante in fondo in fondo desiderassi che succedesse a me, di invitarlo ed essere oggetto delle mie attenzioni.
la mia amica ha cambiato identità durante il sogno, prima era una fotografa con mille interessi, Arianna, che conosco veramente, nell’episodio seguente si è trasformata in una figura molto più pacata, quasi un po’ triste, sconosciuta.
ho riparato la tenda con maestria, pazienza, infilando anche la tenda nei rulli e arrivando fino alla mantovana in punta di piedi (quando pensavo non fosse possibile, era alta). un’altra figura voleva aiutare la nuova Arianna, ma mi stava rovinando il lavoro tentando di tagliare il filo per la cucitura in modo sbagliato e sono dovuta intervenire, per sistemare la sua “malefatta”. sono riuscita nonostante non mi andasse. Ad un certo punto è arrivata anche un’altra sua amica, la caporedattrice cultura di un quotidiano nazionale, che io conosco. e ho avuto la sensazione che volessero esibire capacità quando non ne avevano – le disprezzo per questo.
ero orgogliosa del mio lavoro a cose fatte, ma impaurita dalla serata: ho chiesto alla mia amica di tornare a casa, prendere l’aereo.
l’idea di chiudermi in un teatro, bloccata, a vedere uno spettacolo triste mi dava il panico, l’oppressione. tutto ciò mi accade infatti anche nella vita reale.
mi lamentavo che l’aereo sarebbe partito solo il giorno dopo e avrei dovuto passare la notte a dormire fuori casa, sapendo di non riuscire a chiudere occhio e che il giorno dopo sarei stata uno straccio.
il panico cresceva, l’angoscia però ad un certo punto è stata mitigata dall’approvazione della  mia amica ad evitare il teatro, a continuare la festa in casa con tantissima gente che entrava e usciva da quel palazzo.
i ricordi sono confusi, ma credo sia terminato nel momento in cui si stava preparando una cena per tutti e io, nel frattempo, non facevo altro che buttare nell’immondizia tutta la tenda avanzata dai miei tagli e dalla cucitura negativa della donna che voleva aiutare Arianna.

 

[Alla fine butti tutta la tenda o solo i tagli avanzati e quelli fatti male dalla “figura”?]

 

Solo gli avanzi, la tenda è già montata però non so come quel lembo di stoffa ancora lo sto lavorando e devo sistemarlo… nota: le due figure sono entrambe più grandi di me – al contrario di Arianna che è coetanea anzi più giovane.

 

  •  Interpretazione:

Ciao Cristina, il tuo sogno è abbastanza complesso, ma allo stesso tempo presenta una determinata coerenza, che ne facilita l’interpretazione. Ad un primo sguardo il sogno palesa un’attenzione verso i particolari sopra la media; questo fatto più la coerenza mostrata dal sogno è generalmente un buon segnale nei riguardi del sognatore stesso, è indice infatti di una persona che ha un suo modo di pensare piuttosto articolato, nonché di una mente vigile.

Cominciamo dall’elemento che primariamente ci viene incontro nella sua enigmaticità: la tenda.

La tenda o la tendina è di per sé un elemento molto femminile, non solo perché di solito il pensiero intorno questa è appannaggio delle donne, ma in misura maggiore in quanto fa parte della “casa” (casa come simbolo della psiche). La tenda protegge dagli sguardi indiscreti e con ciò preserva l’intimità della casa, fa in modo che le attività più intime possano svolgersi senza disturbi, senza intenzioni esterne; favorisce cioè il sorgere dell’armonia all’interno della casa, che gli abitanti siano una coppia oppure che vi sia un solo abitante – penso soprattutto a chi vive bene in solitaria. L’atto di riparare la tenda dovrebbe essere proprio di un femminile attivo, che ha iniziative (oltre che senso pratico…), che ha interesse ad una crescita dell’armonia della “casa”, ossia, in maniera traslata, dell’armonia interiore, individuale o di un collettivo di pochi intimi. Probabilmente sei una prodiga di consigli e quando puoi ti fai trovare pronta a supportare chi hai davanti, chi ti espone le proprie problematiche. Non hai paura di rimanere imbrigliata nelle problematiche altrui, però in qualche modo parte di te si fissa in questo tipo di azione. Una parte che ancora probabilmente non conosci, che è addirittura a te estranea. Spiego: quando la tua amica Arianna attrae le attenzioni di colui verso il quale sei attratta, mentalmente e fisicamente, cominci a proiettare nella sua figura questa parte di te. Il fatto che la trovi estranea non significa che non possa fare parte di te, tutt’altro: ricordati che è la tua psiche a sognare e che ogni prodotto in qualche modo è attraversato dal tuo Sé.  Ciò che la coscienza qui compie è uno slancio identificativo nei confronti di chi ha più successo di noi nel nostro campo di desiderio. D’altra parte però la tua personalità è comunque decisamente focalizzata e centrata, per cui chi giunge a tale identificazione è la tua “ombra”. Questa parte qualcuno la nominerebbe con il termine tedesco Es, l’altro in noi, il negativo della coscienza. Così si spiega pure il cambio di personalità della tua amica nel sogno, poiché, ripeto, è la parte tenebrosa di te che viene proiettata su lei, dal momento che l’intento subconscio è quello si aspirare al successo che ravvedi nella tua amica. Badiamo però che la personale “ombra” non ci è mai totalmente sconosciuta, se ne ha quasi sempre un sentore, seppur vago e nebuloso; parte del tuo sé emotivo infatti è invasa da questa tristezza che descrivi in una dimensione particolare; quella stessa tristezza che rischia di assurgere a nevrosi in quel caso da te descritto: l’assistere ad uno spettacolo che non ti piace, il sentirti paranoicamente isolata e bloccata. Il Giappone, nel sogno, lo colleghi forse al luogo dove la cultura teatrale ti affascina, ma il rischio di non capirla, di non essere troppo addentro al senso estetico giapponese, ti nevrotizza; penso al teatro Noh, che magari consciamente ti piace, ma sotto sotto nasconde dei pericoli per il tuo modo di comprendere. Solitudine culturale. In fondo neppure il Kabuki dovrebbe essere esentato da questo discorso, in quanto il fatto di essere un teatro più popolare e dialogico estromette comunque il fruitore che non intende il giapponese (anche solo nel lato subconscio, sia chiaro). Dall’altra parte nel suddetto paese ci sono parecchie persone che conosci e che hanno fatto parte della tua vita sociale, ecco allora che persino il Giappone come località evidenzierebbe la presenza forte di due piani di coscienza, rivelati secondo me già dal sogno: l’Io e l’Es.

Ritornando alle dinamiche del sogno, quando finalmente L’Io-Cristina ripara con successo la tenda, superando addirittura le sue stesse aspettative, il residuo di ciò che tendeva ad identificarsi con Arianna, e che le ha cambiato personalità, emerge. Non importa che sembrasse più grande di età, ciò potrebbe persino avvalorare la tesi, in quanto il lato che incarna l’Es, per via del suo temperamento ctonio ed umbratile, è in genere rappresentato più anziano di età, anche in diverse mitologie del passato (es: il Dioniso giovinetto e il vecchio barbuto Dioniso signore degli inferi. Kerenyi, 1976).  Il maggiore indizio però lo abbiamo decodificando la coerenza del pensiero che rappresenta e che immagina. Infatti si assiste qui ad una sorta di avvicendamento dialettico: (1) Cristina ripara; (2) la figura tenta di fare a modo suo; (3) Cristina che ripara alle malefatte di quest’ultima. Qui in gioco sono la personalità di Cristina, presso cui Cristina è identificata, e la sua ombra, che non è conosciuta in quanto tale, ma che emerge essa stessa in quelle situazioni della vita reale in cui la mestizia bussa alle porte (mi riferisco ancora una volta all’esempio che fornisci). La persona di successo, ma che secondo te è abbastanza piva di talento, è a sua volta l’ombra dell’ombra. Chiariamo il punto, poiché detto in questa maniera non può essere sufficiente. Tale figura è senz’altro “positiva”, poiché è un simbolo di una forza identificata in se stessa, ma al tempo stesso è collocata in maniera da intasare delle tue potenzialità. Non si dovrebbe trattare di invidia da parte tua, ma di un senso – comprensibilissimo, credimi – di acredine nei confronti di chi ha un immeritato successo. Il punto negativo della formazione di questa immagine è che ciò attira delle tue energie positive: costei diventa altresì simbolo del successo medesimo, il quale però getta ombra sulle varie possibilità di insuccesso, che ti provocano ansia e che sono rese palesi dal sogno. L’indizio, anzi, l’evidenza di ciò, è arrecata dalla consequenzialità delle sensazioni e delle scene.

Che la tua personalità sia forte lo dimostra il fatto che la causa dell’ansia viene presto eliminata, in favore di un evento comunque meno triste, entro il quale però vi rimane presente lo strascico di ciò che è stato vissuto. Che Cristina, nell’evento il quale dovrebbe essere una festa, ritorni su quella tenda, sulle riparazioni e sugli avanzi rimanda ad una pratica di rimuginare pressoché continua, che non si prende pausa; ad una pratica di rimediare costantemente agli errori, alle goffaggini della tua sconosciuta parte di te, che ci mette il suo per rovinare ciò che di buono combini e ciò che di buono sei chiamata a fare. Insomma, il sogno decreta quanto segue: perché la tua personalità possa risultare brillante, hai bisogno di ammaestrare questa tua incognita parte psichica, che rischia di compromettere il tuo lavoro.

Una Risposta to “Sogno di Cristina

  • L’interpretazione la trovo molto approfondita e anche perspicace, ottimo!

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