Sogno di Mirco – Un sogno Alchemico

Il disegno è stato concesso dal richiedente stesso.Schermata 2015-06-04 alle 09.37.19

 

Davanti al mio viso c’è un serpente velenoso di colore chiaro – azzurrino o verdognolo – ed è eretto ma sembra in trance, immobile, reso innocuo da qualcuno o qualcosa. La sua coda è legata con uno spago assieme alle code di altri due serpenti – che gli somigliano ma sono più piccoli – e stanno anche loro eretti ma ai suoi lati, uno a destra e uno a sinistra.
Il rito consiste in questo: il serpente grande si adagia delicatamente dentro una ciotola tonda partendo dalla coda. Dentro alla ciotola ci sono forse due sanguisughe nere (o larve o lombrichi o vermi neri), collocate in corrispondenza della posizione dei due serpentelli. Appena il serpente grande è quasi completamente adagiato, i due serpentelli riescono a raggiungere le due rispettive sanguisughe e cibarsene.
Ora ho la testa del serpente grande molto più vicina al viso. Non ne sono spaventato ma lo tengo fermo tenendolo con la mano destra appena sotto la testa; faccio questo per precauzione, per timore che mi morda. In questo modo però lui nota il suo stesso muso e – uscendo dalla trance – divora sè stesso iniziando a inghiottire la sua faccia. In questo modo, a poco a poco, prova a inghiottire tutto il suo stesso corpo a ritroso.

[-Il colore del serpente è per caso il ciano? Se no è un colore sbiadito o che contiene una sua lucentezza?
-come sai che è velenoso? Intuisci la stessa cosa degli altri due?
-di che colore sono gli altri?
-la ciotola, anche qui se hai percezione del materiale e del colore comunicalo
-Una dinamica non mi è chiara: come fa il serpente ad accorgersi del proprio muso? Inoltre si divora la faccia come? A partire di uno dei due labbri immagino, puoi descrivere meglio?
-Perché hai l’impressione si tratti di un rito?]

– la tonalità è tendente al ciano, ma la saturazione è poca ed è molto chiara, per questo la tonalità mi sembra poco definita. L’unica cosa certa che so è che era chiaro.

– In effetti non so di per certo che sia velenoso, è solo un’impressione. Gli altri due mi sembrano più innocui, ma mi sento comunque intimorito, come se dovessi starci attento.

– sono di un colore simile, forse un po’ più scuri.

– la ciotola credo fosse di legno scuro.

– il serpente è come in trance e non appena ridiventa cosciente inghiotte la prima cosa che vede davanti a sè, cioè il suo muso. Come quando nel nostro campo visivo notiamo la punta del naso, il serpente vede il suo stesso naso anche se in realtà non ne ha uno. inizia a inghiottirsi – come hai intuito – da una delle due labbra, quella inferiore. Divora il suo corpo facendoselo entrare in gola formando una cavità con il labbro inferiore.
– Non ci sono informazioni visive che mi rimandino ad un rito in particolare, ma sento che ciò che mi si presenta davanti agli occhi sia qualcosa di sacro, dal carattere numinoso. Questo mi fa pensare a un culto che non conosco.
Grazie

  • Interpretazione:

Ciao Mirco e grazie per la fiducia,

personalmente non ricorro mai a simbolismi prestampati e neppure questo sarà il caso, proprio qui però si dà il frangente in cui il tuo sogno è così affine a rappresentazioni alchemiche, che quantomeno bisognerà stabilire qualche relazione, fornire dei cenni in tal senso. Mi scrivi che sei un appassionato lettore di Jung, quindi magari su questo piano non solo mi seguirai di buon grado, ma potrebbe darsi che io non ti abbia a dire nulla di nuovo.

Anzitutto stupisce l’ordine della struttura cultuale. Vi è simmetria non solo tra destra e sinistra, ma anche tra alto e basso: il serpente grande al centro, che spicca anche per un suo peculiare colorito, i due serpenti più piccoli sui suoi due lati; ma poi le corrispondenti figure serpentiformi larvali posti sotto i due serpenti, che vengono raggiunte da questi ultimi proprio mentre il centrale si adagia mano mano sul fondo della ciotola, in tal modo ingentilisce la procedura conferendo unità al dispositivo iniziatico.

V’è un senso innegabile di unità, questo accade quando in una qualsiasi struttura un terzo elemento emerge in mezzo a due; non da ultimo il semplice fatto che i tre serpenti siano legati. Lo svolgimento della visione infatti procede secondo una direzione, fino ad un certo punto è dotato di una sua linearità: il serpente centrale ipnotizzato che si adagia sulla ciotola richiama i due a latere, che sempre in un movimento dall’alto verso il basso raggiungono le corrispondenti figure residuali. Fin qui, dunque assistiamo ad un processo che si attua linearmente, simmetricamente. Accade poi che col tuo intervento – una mossa preventiva, per scongiurare uno scatto del rettile – si viene a rompere il flusso. Chissà cosa sarebbe accaduto se non avessi tenuto la serpe per il collo. C’è da domandarsi qualcosa in questo punto per me, sull’interruzione del flusso. Allo stesso tempo v’è però un fatto: la visione si fa più aderente ancora alla tua faccia, cosicché tu sei costretto a cautelarti. Dunque forse era richiesto un tale contatto. Sei stato spinto fino al punto in cui interagissi col serpente centrale. Lo hai svegliato. Oltretutto l’atto della divorazione in linea verticale è pur sempre coerente con l’azione degli altri due.

Fin qua stiamo prendendo le misure.

Rosarium9

C’è un’immagine nel ciclo di raffigurazioni basate sul Rosarium philosophorum che ricorda la tua visione. Sia che l’androgino nasca con accentuato il lato femminino – come regina e “figlia” del filosofo/alchimista -, sia che rinasca una volta dopo mascolinamente  – come re e “figlio” -, mantiene sulla sua destra una coppa con tre serpenti e sulla sinistra un serpente più grande attorcigliato alla mano. I serpenti all’interno della coppa sono uno bianco, uno rosso e uno blu, cambiano semplicemente disposizione nelle due tabelle. Quando poi esso rinasce con il lato maschile evidenziato, si trova sopra a tre grossi serpenti che si divorano vicendevolmente.

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Il serpente o il drago in alchimia rappresenta in generale la materia prima, si può affermare ciò senza alcun timore. Poi quando se ne presentano due ciò viene a simboleggiare il primissimo accenno di separazione tra i principi volatile/umido e fisso/igneo (spesso infatti in tal luogo uno ha le ali e l’altro no) – ossia il Mercurio e lo Zolfo agli esordi o meglio i loro aspetti ancestrali. Grossomodo i tre grossi serpenti sotto l’androgino rappresentano il meccanismo inconscio secondo cui spirito, anima e corpo si fondono insieme. Si tratta dunque di rappresentazioni, quelle con i serpenti, che si riferiscono a processi sotterranei oppure aurorali e sono perciò – in senso tecnico – rappresentazioni impure. Inserire ciò che è impuro nella rappresentazione però assume una sua profonda importanza, dato che è grazie al negativo che le energie si smuovono e transitano negli stati. L’alchimista non si tira indietro in tal punto.

L’altra rappresentazione che a memoria si può risvegliare è quella celeberrima dell’ouroboros.

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Il serpente che si morde la coda – l’ouroboros – è come ormai tutti sanno una delle immagini primordiali della storia dell’alchimia. Ma l’ouroboros è il serpente che “morde” la coda o la “mangia”?  Boros è un aggettivo greco che vuol dire ‘vorace’ ed è legato etimologicamente al verbo latino voro, da cui il nostro ‘divorare’. Borà, il sostantivo di riferimento, poi vuol dire ‘pasto’ ‘nutrimento’. Il significato letterale di ouroboros dunque è “colui che divora avidamente la coda”. Ma sentiamo che scrive l’anonimo il quale riporta la prima immagine alchemica dell’ouroboros:

Questo è dunque il mistero, il serpente ouroboros, cioè la composizione che nella putrefazione viene divorata e fusa insieme, dissolta e trasformata […] L’uno uccide l’altro, l’uno genera l’altro. La natura infatti rallegra la natura, la natura allieta la natura, la natura vince la natura, la natura domina la natura: non perché due realtà opposte si regolino a vicenda, ma perché essa stessa si regola da sé restando una, con gran lavoro e gran fatica.[1]

Poi il brevissimo testo si conclude con un invito a sacrificare un serpente, per farne il basamento sulla soglia del tempio; un rito esplicitamente di trasformazione.

Non si va per il leggero dunque, il serpente/drago alchemico si divora da sé. Sin dagli inizi della sua concezione. Infatti anche successivamente è documentata la prima fase al nero in cui il drago si divora da sé, rappresentando in tal maniera la prima trasformazione della materia, che avviene con ciò senza alcuna mediazione. Proprio come ci trasmette l’anonimo, quando dice “non perché due realtà opposte si regolino a vicenda, ma perché essa stessa si regola da sé restando una”.

La cosa è storicamente rilevante in quanto l’immagine dell’ouroboros deriva da alcune rappresentazioni del serpente egizio Mehen, a partire soprattutto dal libro dell’aldilà o Amduat (Nuovo Regno, XVIII dinastia). In una cappella della tomba di Tutankhamon poi ne abbiamo il prototipo, del tutto simile al serpente che si morde la coda alchemico. Qui sono due: Mehen assieme ad un altro serpente chiamato ‘Colui che nasconde le ore’. Mehen però in tutte le sue apparizioni non è vorace, né si può dire abbia un raggio di significato così ampio come quello attribuito alla serpe alchemica. Mehen cingendo la coda alla bocca instaura un circolo che protegge Ra – da altri serpenti! – e  permette che il dio resusciti o si rigeneri.

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Per il serpente/drago alchemico dunque, nella sua primeva solitudine, la divorazione – che dovrebbe apportare un certo nutrimento, un sostentamento della propria vita ancorché una crescita fisiologica – coincide con la propria messa a morte. Il serpente qui è sia ciò che spinge a nutrirsi, sia il nutrimento stesso, diremmo in chiave quasi idealistica: è sia soggetto che oggetto. Ma questa apparente completezza è dovuta più che altro alla rozzezza della materia prima, il processo alchemico infatti consiste in una continua separazione e congiunzione, perché si raggiunga la perfezione della materia, della natura. Il Serpente quindi come un che di elementare e perciò anche di insufficiente, nella forma, per accogliere manifestazioni superiori. La cosa interessante è che in alchimia la materia produce il proprio elemento spirituale, in tal senso rimane un’apparizione piena di senso.

Ritorniamo all’immagine alchemica dei serpenti nelle mani dell’androgino: i tre serpenti nella coppa e l’unica serpe attorcigliata nel braccio opposto. Quello che non vi è scritto da nessuna parte te lo riporto io: siffatta, nell’insieme, è anzitutto un’altra rappresentazione del caduceo. Il caduceo lo vediamo altrove quando l’androgino è chiamato anche Mercurio. Nonostante l’androgino sia – diciamo – Mercurio e Zolfo insieme, esso è chiamato Mercurio quando si vuole dar risalto al fatto che sia pure matrice dello Zolfo medesimo e il rappresentante della natura unita, ma polarizzata. Nel caduceo abbiamo due serpenti  – presumibilmente uno maschile e l’altro femminile – attorcigliati ad un bastone centrale. Al posto di ciò nel’immagine in questione troviamo un serpente bianco (potremmo dire sessualmente neutro) accanto uno rosso e uno blu, questi ultimi uno femminile, l’altro maschile – a seconda. Dall’altra mano arriva dunque la definizione dell’unità dei tre serpenti stessi e date le maggiori dimensioni dell’unico serpente viene inoltre posta la questione dell’instaurazione di un’unità reale, accentrata, incarnata, nell’operazione alchemica. Opera che interpretata psicologicamente, in sintonia alla psicologia del profondo, è in senso generale il processo di realizzazione del Sé. Non di un Sé astratto, ma affatto concreto e costituente già di per se stesso l’unica sostanza. Tutto ciò sta anche a ricordare che in presenza del rettile il processo è in atto e non concluso, ma i componenti son presenti, son quelli. E quelli prefigurano pure la futura perfezione dell’Opera. Per l’alchimista l’unità di tre componenti (Spirito/anima/corpo ad esempio)- pur considerate sì di un unico essere – e la loro unità medesima non è scontata. Deve essere realizzata. Perciò con le rappresentazioni rettili l’alchimista segnala questi passaggi “scomodi”, sotterranei e speculativamente arditi quanto faticosi.

Nota bene: può anche essere che l’unico serpente rappresenti lo Zolfo, in ogni modo la cosa non cambia molto.

Il tuo sogno pare proprio sintetizzare i tre serpenti nella coppa, l’unico serpente e i tre grossi serpenti che si divorano; in realtà persino l’ouroboros in quanto divoratore e trasmutatore di sé, dell’unica natura e dell’unica materia esistente, da cui sorgono tutti i materiali. Ciò grazie appunto sia alla sua fame che alla ricchezza del suo contenuto; ricchezza dovuta proprio alla effettiva semplicità di ciò che immediatamente rappresenta.

Il serpente color ciano prenderebbe il posto sia del serpente bianco nella coppa, sia del serpente unico. Esso rappresenta dunque il Sé centrale sotterraneo, quello che è chiamato a supportare l’Io stesso, in vista, se si vuole, di una integrazione dell’inconscio (altrove mi esprimerei diversamente). Bada bene che l’Io non può essere rappresentato dal serpente, poiché quest’ultimo per quanto si irrigidisca non sarà mai simile ad un “bastone”, ad una “spada” – simboli più affini all’Io semplicemente per via della loro fissità. Questo pone l’accento sul piano ritratto, non riguarda il conscio, né tantomeno il sopraconscio. Non stupisce allora come sia frequente nelle immagini alchemiche il serpente appeso al tronco – a volte anche inchiodato – e che rimanda sia al serpente di rame o bronzo ordinato dal Signore a Mosè (Numeri 21, 8-9), che alla crocifissione di Gesù. Il Serpente centrale nell’ultima fase deve morire su ciò che è in grado di conferirgli l’aspetto vero del Nuovo, ciò che interrompe l’illusione dell’eterno ritorno e del continuo periodico rinnovamento.

I serpenti piccoli puliscono le impurità rispettive, che sono al tempo stesso delle loro proiezioni. In un senso più teoretico infatti i due serpenti piccoli, da soli, sono incapaci di rappresentare l’unità, essi mangiano qualcosa d’altro, sebbene in loro corrispondenza, si tratta del residuo di ciò che manca loro per la raggiunta unità. Invece quello centrale parte da se stesso. Esso solo è in grado di fondarsi in maniera autonoma – seppur inconsciamente – e di rinnovarsi. L’immagine in sogno si tratta dunque di un rinnovamento e di una pulizia che la natura inferiore opera su di sé, questa è ciò che puoi estrapolare in estrema sintesi dalla mia interpretazione.

La curiosità è che il ciano è l’esatto complementare del rosso, è ossia un colore che psicologicamente “domina” l’irrequietezza, diciamo pure “l’istintualità”. Un serpente di un simile colore lo trovo quindi “abnegato”, “in cammino sul sentiero”. Certo più il tono è acceso più la portata del suo valore si accresce; mentre mi dici che è poco saturato.

La coppa.

La presenza della coppa nel sogno sta qui a significare che il tuo Sé si è adattato non tanto per ricevere, ma per contenere un qualcosa e qui il contenuto non perviene da chissà dove, esso è fornito da un lavorio naturale ed autonomo; momento che corrisponde alla putrefazione, in termini alchemici.

Si potrebbe pure interpretare il tutto nella chiave della psicofisiologia mistica dello yoga e del tantra come una sorta di preparazione per l’energia kundalini. Una sorta di autopulizia del Sé in vista di espressioni sotterranee più pure.

Spero di averti aggiunto qualcosa. Se hai domande falle pure.

Ps: Riguardo all’aspetto famelico della natura ti rinvio a questo mio articolo.

[1] Cit. in M. Pereira (a cura di), Alchimia. I testi della tradizione occidentale, Mondadori, Milano 2006, pp. 20-21

Una Risposta to “Sogno di Mirco – Un sogno Alchemico

  • Caro Ruggero, che dire, grazie infinite.

    La tua ricerca e interpretazione sul sogno mi ha stupito. Chissà quanto tempo mi ci sarebbe voluto per reperire tutte queste informazioni e avere le tue stesse intuizioni. Hanno arricchito la comprensione di questi segni/simboli e offrono al sogno un orizzonte interpretativo molto più ampio e corretto rispetto le intuizioni che ho avuto io a riguardo. Non mi resta che tenermi in contatto in con te, sia in caso di altri sogni che per comprendere e digerire questi contenuti.
    Con il tuo aiuto presto verrà fuori la pietra filosofale :)

    Scherzo, grazie.

    Ecco anche le mie associazioni.

    La tua intuizione della coppa è geniale. In effetti il contenitore è molto simile, io l’avevo soltanto associato al cibo e ci vedevo solo una ciotola. Ora capisco meglio il senso del simbolo. La mia prima associazione è stata quindi questa:
    i serpentelli si cibano di due forme larvali, il serpente più grande si ciba di se stesso, ma anche tutto quello che la ciotola contiene – in questo caso i tre serpenti – può essere considerato il cibo di qualcun’altro o qualcos’altro. Per questo forse il sogno utilizza la ciotola al posto della coppa. (La ciotola è poi forse una delle più antiche forme di contenitori di cibo).

    La mia seconda associazione è stata quella dell’idea dei tre serpenti all’idea trinitaria, e – senza assolutamente voler essere blasfemo – a un possibile rimando agli organi riproduttivi maschili. Ho pensato questo per il movimento molto simile a quello del muscolo cremastere. La gametogenesi dovrebbe avvenire a una temperatura inferiore alla normale temperatura corporea, forse per questo l’utilizzo del serpente come animale a “sangue freddo”.

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